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Infermieristica Pisa
Vaccini anti-HERV per eliminare l'HIV PDF Stampa E-mail
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Martedì 12 Maggio 2009 15:19

Nelle cellule infettate da HIV si risvegliano i retrovirus endogeni HERV il cui genoma è integrato con quello dell'ospite. HIV ed HERV sono riconosciuti da differenti linfociti-T

Un nuovo potenziale obiettivo molecolare, che permetterebbe di combattere l'infezione da HIV, è stato identificato dai ricercatori dell'Università della California a San Francisco e dell'Università di Toronto.
I risultati della ricerca sono riportati da un articolo pubblicato on line sulla rivista "PLoS Pathogens" e dimostrano che l'infezione da HIV sarebbe in grado di riattivare genomi di antichi virus, i retrovirus endogeni umani o HERV, che sono divenuti parte del genoma di tutte le cellule umane. Da questa scoperta potrebbe partire lo studio di nuovi vaccini che, avendo come obiettivo gli HERV, possano uccidere indirettamente le cellule infettate dall'HIV.
I ricercatori hanno osservato che quando il metabolismo della cellula infettata da HIV viene forzato al fine di riprodurre il virus, cade la funzionalità di alcune reazioni biochimiche di contenimento dell'espressione del genoma "fossile" di queste antiche infezioni virali. Si è così scoperto che i linfociti T che riconoscono gli HERV sono differenti da quelli che riconoscono l'HIV.



Brad Jones, uno degli autori dello studio, ha spiegato "Il sistema immunitario fatica a tenere sotto controllo l'HIV, e questo determina una progressione della malattia. Per contro, l'infezione da citomegalovirus (CMV) viene in genere controllata per tutta la durata della vita. Le cellule T specifiche contro Gli Herv hanno molto più in comune con le cellule T che uccidono il CMV di quanto che non con quelle che attaccano l'HIV. Questa è una scoperta incoraggiante che suggerisce che i linfociti T HERV-specifici potrebbero essere più efficaci dei linfociti T HIV-specifici nel controllare il virus".
Keith E. Garrison, altro autore della ricerca, ha poi spiegato che "Un significativo limite di un vaccino che abbia come obiettivo l'HIV, è che di esso esistono moltissime varianti, e che è in continua mutazione. Se possiamo trovare un'altra via perché il sistema immunitario colpisca le cellule infettate dall'HIV, possiamo superare questo problema nella messa a punto di un vaccino. Gli HERV sono un buon obiettivo da sondare".

 
Quale approccio alle cartelle cliniche elettroniche? PDF Stampa E-mail
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Mercoledì 01 Aprile 2009 00:00
Gli ambulatori dei medici di base sono una realtà obsoleta, per la quale è impossibile affrontare e risolvere tutti i task in un tempo accettabile, fornendo ai pazienti il servizio necessario. Come colmare l’enorme gap tra i bisogni – anche di informazioni - dei pazienti e la capacità dei medici di soddisfarli? Con un approccio integrato alle cartelle cliniche elettroniche, giura un articolo pubblicato dal New England Journal of Medicine.

Le due modalità di approccio alle cartelle cliniche elettroniche che al momento sono emerse infatti sono:

- gestione dei dati in prima persona da parte del paziente mediante strumenti sviluppati da varie realtà (tra le quali Google è la più diffusa) che permettono upload e consultazione con password;
- gestione integrata che permette ai pazienti di consultare e uploadare dati (ma non eliminarli) nelle cartelle cliniche elettroniche gestite dal proprio medico di famiglia, con il quale si può comunicare via e-mail senza recarsi fisicamente all’ambulatorio.

L’approccio integrato alle cartelle cliniche elettroniche e al servizio ambulatoriale è già una realtà utilizzata da milioni di persone nel mondo, e sta dimostrandosi il metodo più efficace nel potenziare la possibilità del paziente di diventare soggetto attivo dell’assistenza sanitaria. Sta ora alla classe medica adeguarsi a questi nuovi standard
Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 01 Aprile 2009 18:02 )
 
Infermieri, corsie vuote PDF Stampa E-mail
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Lunedì 08 Settembre 2008 00:00

Indispensabili, ma sempre più rari. Sono gli infermieri professionali: circa 350 mila in Italia, quasi il 10 per cento di origine straniera. Un numero insufficiente, secondo l' Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) che ne prevederebbe altri 98 mila per essere in linea con gli standard europei. Per la Federazione nazionale Ipasvi (che riunisce i collegi infermieristici italiani), invece, all' appello ne mancherebbero 71 mila. In ogni caso le cifre sono elevate. Una carenza ormai cronica che condiziona turni di lavoro e qualità dell' assistenza. Oggi l' Italia è il penultimo Paese in Europa per rapporto infermieri-abitanti (5,8 per mille), seguito dalla Grecia. È secondo, invece, dopo la Gran Bretagna, per insoddisfazione e stanchezza degli addetti, secondo gli esiti di una ricerca (Next) condotta in dieci nazioni (oltre all' Italia, Belgio, Finlandia, Francia, Gran Bretagna, Germania, Paesi Bassi, Svezia, Polonia e Slovacchia): più del 20 per cento degli intervistati italiani ha dichiarato di voler cambiare lavoro. Insoddisfazioni e carenze Pochi infermieri e, perdipiù, scontenti. Sotto stress per il carico di lavoro, frustrati nel riconoscimento delle competenze, insoddisfatti dello stipendio: sono i motivi, che secondo lo studio Next, portano i camici bianchi ad abbandonare la professione, o, perlomeno, a desiderare di lasciarla. Single, sotto i 35 anni, senza figli, salario ritenuto insufficiente, poco sport: è l' identikit dell' infermiere in fuga. Peculiarità tutta italiana, a giudicare dal numero sempre crescente degli stranieri, extracomunitari e non, che chiedono di venire in Italia per fare lo stesso mestiere. «Non ci meravigliamo - spiega Annalisa Silvestro, presidente della Federazione nazionale Ipasvi -, il punto è che fare l' infermiere, fino a 10 anni fa, era considerato appannaggio di donne senza preparazione teorica. Questo nell' immaginario collettivo. Ora stiamo cercando di restituire dignità alla professione: ci sono corsi universitari e possibilità di carriera. Ma ci vuole tempo. Per il momento fare il medico resta ancora il lavoro più prestigioso nell' ambito sanitario.

Ultimo aggiornamento ( Lunedì 08 Settembre 2008 16:59 )
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E' on line Infermieristicamente PDF Stampa E-mail
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Mercoledì 10 Settembre 2008 22:40

Leggi in anteprima la rivista di NurSind che arriverà a casa degli iscritti nei prossimi giorni

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Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 10 Settembre 2008 22:45 )
 
Convenzione vantaggiosa per studenti tra l'Università di Pisa e La Cassa di Risparmio di Lucca Pisa e Livorno PDF Stampa E-mail
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Sabato 19 Luglio 2008 13:35

Gli studenti, i dipendenti e il personale a contratto dell’Università di Pisa potranno accedere ai servizi della Cassa di Risparmio di Lucca Pisa Livorno a condizioni particolarmente vantaggiose. Le offerte, che nel caso dei dipendenti e del personale a contratto si estendono ai familiari di primo grado, sono il frutto della convenzione sottoscritta, giovedì 17 luglio in Rettorato, dal direttore amministrativo dell’Ateneo, Riccardo Grasso, e dal direttore generale della Cassa di Risparmio, Francesco Minotti. L’accordo è stato presentato dal rettore Marco Pasquali. Sono anche intervenuti, per l’Università, il prorettore per i Rapporti con gli studenti, Angelo Baggiani, e i dirigenti Elena Perini e Federico Massantini; per la Cassa di Risparmio, il dirigente responsabile dell’Area di Pisa, Raffaele Nannipieri.

La convenzione, che sarà in vigore fino al 31 dicembre del 2009, prevede la possibilità di aprire conti correnti a tassi favorevoli, con ottime condizioni di gestione e con servizi di Home banking. Gli studenti potranno poi aderire all’iniziativa “Diamogli credito”, promossa dell’Associazione Bancaria Italiana, che consente di accedere in modo semplice e veloce a prestiti fino a 6.000 euro per spese collegate alla formazione. I dipendenti e il personale a contratto, compresi i loro familiari di primo grado, potranno invece usufruire di condizioni agevolate per quanto riguarda i prestiti personali, i mutui ipotecari, la cessione del quinto e i servizi dell’area assicurativa.

Nel loro intervento, il rettore e il direttore generale della Cassa di Risparmio hanno sottolineato la soddisfazione per l’accordo raggiunto, che segna un ulteriore passo in avanti nella collaborazione tra due delle principali istituzioni presenti sul territorio pisano e che apre la strada a nuove iniziative congiunte, per esempio nel campo dell’organizzazione e della sponsorizzazione di eventi di rilievo. “La convenzione – ha detto il professor Pasquali – è migliorativa rispetto agli accordi già in vigore con lo stesso gruppo bancario ed estende i benefici agli studenti, a tutto il personale e ai loro familiari”. “Le formule scelte – ha aggiunto il dottor Minotti – sono state calibrate in modo specifico per rispondere alle esigenze degli studenti e di chi lavora nel territorio pisano, all’interno dell’Ateneo, in modo da rafforzare dei rapporti che per noi sono strategici”.

Il prorettore Baggiani e il direttore amministrativo Grasso hanno concluso ricordando che la firma della convenzione chiude il cerchio delle relazioni esistenti con la Cassa di Risparmio, che già gestisce la tesoreria dell’Ateneo e che ora si propone come ente di riferimento privilegiato per i dipendenti e gli studenti dell’Università.

Fonte www.unipi.it

 
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